Federico Hindermann (1921-2012)

Il lungo percorso di un poeta in cammino tra lingue e frontiere

Approfondissement du 04.02.2012 par Fabio Pusterla

_Il 31 gennaio 2012, all'età di 90 anni, è mancato nella sua casa di Aarau Federico Hindermann, poeta, traduttore dal francese e dall'italiano al tedesco, giornalista, editore, insegnante. Se le sue prime poesie, affidate alla carta già dagli anni '40, sono scritte in tedesco, la produzione successiva, a partire dal 1978, è affidata esclusivamente all'italiano. L'ultima sua raccolta di mottetti, Per me diffido, è apparsa sulla rivista «Viola» (n. 11) nel settembre del 2011. _(rd)

*

Federico Hindermann è stato un poeta perennemente in cammino tra le lingue (l'italiano e il tedesco, insieme alla frequentazione dell'amatissima letteratura francese e di quella inglese) e le frontiere europee (l'origine piemontese, la lunga permanenza ad Aarau, il lettorato a Oxford, l'insegnamento in Germania). Il suo percorso viene dunque da molto lontano, nello spazio e nel tempo; e forse proprio il suo stare, biograficamente e culturalmente, sempre a cavallo tra i mondi conferisce alla sua scrittura una inconfondibile caratteristica, una sorta di cifra che lo contraddistingue. Le sue parole, e le moltissime poesie che queste parole hanno composto attraverso gli anni, ubbidiscono contemporaneamente a un bisogno di estrema precisione e di vorticoso movimento. La precisione, prima di tutto: Hindermann nomina cose vere, volti reali, situazioni concrete; e lo fa con un linguaggio altrettanto vero, reale e concreto. Non dice “albero”: parla di un preciso albero, a cui dà il nome esatto: come hanno fatto gli “antichi maestri” a cui ha sempre rivolto la sua attenzione, sulla linea, per rimanere in Italia, che da Montale retrocede fino a Dante. Eppure la precisione delle parole non immobilizza affatto il verso; un'altra forza, analogica e ritmica, conduce sempre il lettore più in là e lo sorprende, ora facendo balenare un accostamento imprevedibile e stupefacente, ora imprimendo alla sintassi del discorso un'accelerazione brusca, ora introducendo, con un sorriso ironico e saggio, una nuova immagine che sposta la meditazione su un piano diverso e improvvisamente più vasto, filosofico e, si potrebbe dire, cosmico. 

Nella splendida antologia Fügsam dagegen / Docile contro (curata da Antonella Pilotto e apparsa presso Limmat Verlag nel 2009) una poesia ritrae ad esempio Das Kind das lernt [Il bimbo che impara], cioè un bambino che impara a nuotare dentro un fiume. Il motivo di partenza è chiarissimo, e l'immagine quasi tangibile e a suo modo incantevole, da quadretto fiammingo; c'è un bimbo nell'acqua, forse agitato da un po' di paura e di eccitazione, che lascia «eine Urinspur hinter sich» [«un filo d'orina nel fiume»]. Ma subito, in un breve giro di versi, la corrente del fiume agita il discorso, sommuove l'immagine e ci conduce verso il fluire del tempo, dentro il quale l'ultimo gioco acquatico del bambino allude anche alla morte che incombe, e tuttavia la supera in una mite speranza: «versenkte / Strömung in der Strömung, Stille / und dannn und wann den Toten mimend / treibe es vorbei» [«sommerso / flusso nel flusso, silenzio / facendo a tratti il morto passa»].
Federico Hindermann è stato ed è soprattutto questo: docilità (da intendersi forse ricordando un verso giovanile di Giuseppe Ungaretti, che nell'acqua dell'Isonzo può riconoscere in sé «una docile fibra / dell'universo») e coraggio di guardare sempre oltre, di non arrendersi all'evidenza delle cose e dei fatti; di essere contro con dolcezza e ironia, lasciandosi trasportare dal flusso del linguaggio: «damit jeder hoffe, ein wenig / schöner zu sein» [«perché speri ognuno d'essere / un poco più bello»] (come dice in Quel Barbuto / Jenem Bärtigen).

(Dal «Giornale del Popolo», 04.02.2012)