Il segreto delle fragole 2014

Tre domande ad Alberto Nessi

Approfondissement du 27.03.2014 par Matteo Ferrari

Ha spento quest’anno sedici candeline Il segreto delle fragole, il diario poetico che di anno in anno delizia il palato degli appassionati di poesia dell’Italia del Nord e non solo. Di cosa si tratta esattamente? Di una vera e propria agenda, con ampio spazio lasciato libero per annotare giorno per giorno i propri appuntamenti o quant’altro si voglia. La particolarità del volume sta nell’intercalare allo scorrere delle settimane un mélange di poesie e tavole a colori, frutto del lavoro di altrettanti scrittori e artisti. Non una vera e propria antologia, dunque, quanto piuttosto un assemblaggio di testi e immagini sotto forma di agenda. La bella iniziativa, ormai quasi maggiorenne, si deve a Michelangelo Camelliti, responsabile delle edizioni LietoColle di Faloppio, che ha affidato quest’anno il compito a Marco Vitale e Alberto Nessi. Il tema del volume è quello del ‘confine’, da intendersi – dicono i curatori nella breve Premessa – come «cesura» e insieme come «tratto d’unione». Non solo però nella classica accezione politica o linguistica (che gli svizzeri conoscono bene), ma anche in senso lato, metaforico. Sul tema sono stati interrogati 52 autori, italiani e svizzeri, che hanno fornito loro testi per lo più inediti. Quattro poeti (Markus Hediger, Kurt Marti, Leta Semadeni e Frédéric Wandelère) sono stati chiamati a rappresentare ‘le altre Svizzere’, ovverossia quelle di lingua tedesca, francese e romancia. I loro testi, tradotti per l’occasione, figurano a fianco di quelli dei loro colleghi italofoni. Sull’iniziativa, abbiamo posto tre domande ad Alberto Nessi, che oltre a curare il volume ha anche tradotto due testi dal francese e uno dal romancio.

Una domanda prima di tutto sugli autori chiamati a contribuire. Tra di loro giovani e meno giovani, poeti affermati e scrittori poco più che esordienti. Come avete proceduto nella scelta? Vi sono stati dei criteri precisi?

Devo subito dire che ho accettato l’incarico perché sono cordiale amico del poeta Marco Vitale e mi faceva piacere lavorare con lui. Il criterio è stato semplice: Marco avrebbe scelto gli Italiani, autori di testi in lingua, io gli Svizzeri e i dialettali. La scelta sarebbe stata su invito. Così è stato e ne è venuto un mosaico di testi poetici («un semplice bricolage letterario», come diciamo nella premessa) che rispecchia un po’ la personalità dei curatori. L’editore poi ci ha permesso di rinnovare la grafica dell’agenda, che è stata affidata a Gianluca Murasecchi e Giovanni Turria e ai loro allievi d’incisione all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Ciò ha stimolato il dialogo tra parola poetica e segno; e ha offerto la possibilità a studenti di esercitarsi nell’arte calcografica, in un’operazione concreta che ha dato vita concretamente a una pubblicazione.

Andando invece ai testi, alle parole, direi (e non poteva essere altrimenti) che il sostantivo forse più ricorrente è proprio «confine», con tutto il corollario di termini a lui semanticamente legati («frontiera», «dogana», «guardia di confine», «filo spinato», «ramina» e così via). Gli autori scelti sono insomma stati diligenti. Ma sono anche altri i confini che vi premeva indagare, come quello – e cito dalla Premessa – «tra quanto appare e quanto resta invece nascosto, tra chi è incluso e chi è escluso». Tra i termini che mi hanno colpito maggiormente per la loro persistenza vi sono quelli legati alla sfera della «notte» e del «buio», come se il confine diventasse quello tra il giorno e la notte e anche, in alcuni casi e fuor di metafora, tra la vita e la morte. È rimasto anche lei sorpreso da tale frequenza?

I testi scelti hanno permesso anche ai curatori di fare qualche scoperta: Marco ha scoperto qualche svizzero che non conosceva, io qualche poeta nascosto nelle varie province italiane: la poesia oggi ha bisogno di essere tirata fuori dai nascondigli dove se ne sta rintanata. Il tema proposto, il confine, era così polisemantico da permettere ai poeti di essere interpretato in modo libero. È vero che ricorrono le interpretazioni “Io /Altro” e “Vita/ Morte”, forse perché questi confini ci riguardano molto da vicino; ma non manca la frontiera  nella sua accezione più fisica: per esempio nei testi – già editi altrove, in questi e in altri pochi casi – di Giorgio Orelli e di Giampiero Neri. I curatori tenevano a mescolare le carte tra autori affermati e giovani meno noti, tra lingua e dialetto, tra Italiani e Svizzeri.

Sull’importanza infine di una simile iniziativa transfrontaliera in tempi certo non facili per le relazioni tra Svizzera e Italia (in campi fortunatamente diversi da quello letterario): quale può essere il suo ruolo? Quale il suo impatto?

Oggi in Ticino si respira un’aria malsana, c’è diffidenza verso gli stranieri: basti pensare alla recente votazione sull’immigrazione e ai manifesti pubblicitari di poco tempo fa, denigratori nei confronti dei frontalieri. Politicamente si è verificata una virata a destra. Operazioni come queste, promosse da una piccola casa editrice di frontiera, aprono anche una finestra che lascia passare un po’ d’aria fresca attraverso il confine e che permette di rinsaldare il vitale sentimento di fratellanza tra Italia e Svizzera italiana.