Gabbie per belve
Poesie

La poesia di Daniele Bernardi sembrerebbe scritta in una condizione di clausura, pronunciata a bassa voce (non meno netta, tuttavia, e frontale) in spazi angusti, impolverati e scarsamente illuminati. Ma questo è forse un inganno necessario e, insieme, l’alone retroattivo di una parola che proviene sempre da un dopo e da un altrove, quasi ricomponesse e oggettivasse in forma di nuclei poetici (didascalie, allegorie, stazioni del ricordo) un percorso di formazione ovvero di iniziazione alla vita.

(dalla quarta di copertina)

Note critique

Gabbie per belve è una raccolta di poesie che pare il diario di più incubi, affollati di insetti e ragni, specchi, vetri infranti, coltelli e carni dilaniate. L’ambientazione è onirica, e deve molto all’immaginario dell’orrore e ai suoi abissi. Non a caso uno dei protagonisti della raccolta è il buio: «meglio chiudere gli occhi / e tenere al buio la mano mobile / che deve correre / sul piano bianco per sopravvivere ‒ / rincorsa com’è dai ragni della luce / e dai sogni che calpestano / tutto quanto si trovi al loro cospetto». Il verso forza di frequente la poesia verso la prosa, e la raccolta trova forse i suoi esiti migliori nell’andamento narrativo dei testi ‒ quasi dei raccontini in versi ‒ della sezione che le dà il titolo. Forte e costante nel libro la presenza del fratello dell’autore, Giona, pittore e artista morto suicida nel 2015.

(Matteo Ferrari, «Viceversa Letteratura» n. 11, 2017)